Adeguamento impianto centralizzato: E se non lo faccio?

Anche se non tutti l’hanno ancora fatto, ormai sappiamo bene che i condomìni, devono adeguare l’impianto di riscaldamento centralizzato alle nuove normative con le varie possibili varianti. Nel caso aveste ancora qualche dubbio, leggete l’articolo che abbiamo pubblicato il mese scorso proprio riguardante ciò!

Ma lo sapevate che in caso di NON adeguamento ci sono delle multe molto salate sia per l’amministratore che per i condòmini? E che l’ammodernamento dev’essere approvato dall’assemblea di condominio? E che essendo un lavoro straordinario sarebbe bene presentare più di un preventivo?

Andiamo con ordine: come ogni lavoro che non riguardi l’ordinaria manutenzione del condominio in essere, la legge specifica che la spesa dev’essere approvata dall’assemblea. Ricordiamo che la caldaia centralizzata ha la sua manutenzione ordinaria e questa dev’essere eseguita con regolarità e senza nessun bisogno che l’amministratore ne chieda consenso al condominio, ma in questo caso specifico, stiamo parlando di un ammodernamento o meglio ancora, per rendere l’idea, di un atto straordinario di adeguamento della caldaia. Quindi questo, essendo un atto NON di ordinaria manutenzione, dev’essere approvato dall’assemblea. Considerato questo però, ci si può trovare nella condizione in cui, al momento della votazione, la maggioranza in assemblea voti NO all’adeguamento che ricordiamo ancora una volta è OBBLIGATORIA per legge.
A questo punto l’amministratore ovviamente non può andare contro al volere dell’assemblea, d’altro canto però un buon amministratore non si sognerebbe mai di eludere la normativa in vigore.

E allora cosa succede in questo caso?
Di sicuro prima di tutto si spera che l’amministratore il quale si trovi in una situazione del genere si prodighi affinché i condòmini capiscano che le conseguenze di una votazione negativa porterà notevoli disagi soprattutto a loro stessi e che adeguarsi ad una normativa obbligatoria è ciò che più si addice alle persone corrette e al concetto spesso dimenticato del “buon padre di famiglia” cioè un comportamento corretto e responsabile senza contare che ciò porterebbe un risparmio energetico ed economico non da poco. Ma può capitare che il vostro amministratore non riesca ad essere poi così tanto persuasivo da far cambiare idea ai condòmini e, per non essere sanzionato a sua volta, si troverà costretto a denunciare la volontà dell’assemblea di non voler adeguare l’impianto, rendendo purtroppo certa la sanzione per i condomini e così esonerando se stesso.
La situazione pare piuttosto ovvia e paragonabile a qualsiasi reato del nostro ordinamento, ma facciamo un’analogia molto più semplice: sapendo che il tuo amico rapinerà una banca, nel momento in cui non lo denunci, ne diventi complice. Può sembrare un po’ forte come esempio, ma calza a pennello per far capire il motivo per il quale un amministratore, per non incappare a sanzioni pecuniarie che arrivano fino a € 2.500, si troverà costretto a fare formale denuncia, anche perchè a niente servirà, al momento del controllo, far vedere il verbale dell’assemblea in cui si attesta che il condominio X si è espresso contrario all’adeguamento.

Siamo arrivati quindi al punto che l’assemblea ha votato no all’adeguamento e l’amministratore se n’è lavato le mani denunciando lo stabile e quindi esonerando la sua responsabilità sulla questione, ma il condominio ancora non è a norma di legge, che si fa? Ci viene in aiuto la giurisprudenza, in particolare l’articolo 1105 del Codice Civile (e a nostro parere anche il 1107) il quale, afferma che nel momento in cui “non si prendono i provvedimenti necessari per l’amministrazione della cosa comune…ciascun partecipante può ricorrere all’autorità giudiziaria…che provvederà in camera di consiglio” e ancora il 1107 che ci spiega come: “ciascuno dei partecipanti dissenzienti può impugnare davanti l’autorità giudiziaria…entro 30 giorni dalla deliberazione che lo ha approvato. Per gli assenti, il termine decorre dal giorno in cui è stata comunicata loro la delibera”.
La questione è quindi abbastanza semplice: rivolgendosi ad un avvocato e coadiuvati dall’aiuto del vostro amministratore (nel caso in cui, come abbiamo spiegato prima, si è comportato secondo prassi prendendo le distanze dalla erronea votazione) dovrete impugnare la delibera affinché l’adeguamento della vostra centrale termica sia a norma di legge.

Ne volete sapere di più o vi trovate in una situazione simile per il quale avete bisogno di aiuto? come sempre contattateci e noi vi aiuteremo a risolvere qualsiasi problema!

©RIPRODUZIONE RISERVATA CoabitareBLOG

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